IN MEDIA STAT VIRUS – Di Marco Melloni detto MARMELLONE
«Ci
furon però di quelli che pensarono fino alla fine, e fin che vissero, che tutto
fosse immaginazione: e lo sappiamo, non da loro, ché nessuno fu abbastanza
ardito per esporre al pubblico un sentimento così opposto a quello del pubblico;
lo sappiamo dagli scrittori che lo deridono e lo riprendono o lo ribattono,
come un pregiudizio d’alcuni, un errore che non s’attentava di venire a disputa
palese, ma che pur viveva; lo sappiamo anche da chi ne aveva notizia per
tradizione. “Ho trovato gente savia in Milano”, dice il buon Muratori, nel
luogo sopraccitato, “che aveva buone relazioni dai loro maggiori, e non era
molto persuasa che fosse vero il fatto di quegli unti velenosi.” Si vede ch’era
uno sfogo segreto della verità, una confidenza domestica: il buon senso c’era;
ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune».
(Alessandro
Manzoni, “I promessi sposi”, 1827)
Sono preoccupato.
Sono preoccupato perché mi sembra di
vivere in una miniserie di Netflix e, di solito, nelle miniserie di Netflix, la
frase “Andrà tutto bene!” viene pronunciata poco prima che il mondo precipiti
nella catastrofe. Ora la vedo scritta dappertutto, anche sui citofoni e sulle
lenzuola appese ai balconi.
Sono preoccupato perché ci sono
migliaia di persone chiuse in quarantena per timore di essere state
contagiate… ma non ne hanno la certezza, vivono nel dubbio (che può essere
anche peggio della malattia). Hanno avuto febbre per un paio di giorni,
continuano a provare una certa oppressione al petto, si sentono deboli ma non
sanno se questo è dovuto al Coronavirus, alla convalescenza o soltanto alla
suggestione. Perché a loro il tampone non lo fanno, non c’è verso. Te lo fanno
solo se vai al Pronto Soccorso, dove troveresti altre decine di persone con
gli stessi sintomi in attesa di essere visitate. E se non ti sei beccato il
virus a casa, è molto probabile che lo beccherai lì: una profezia che si auto
avvera.
Sono preoccupato perché in Italia
muoiono quasi 50mila persone ogni anno a causa di infezioni contratte in
ospedale, il 30% di tutte le morti per sepsi nei 28 paesi europei… e in
questo momento ci sono più di 8mila pazienti ricoverati con sintomi da
Coronavirus e millecinquecento in terapia intensiva. Negli ultimi anni il tasso
di mortalità per le infezioni contratte in corsia è più che raddoppiato,
soprattutto nella fascia d’età dai 75 anni in su, la stessa che detiene –
guarda caso – il record di mortalità per il Coronavirus. Non sarà che i focolai
dell’epidemia si sono trasferiti proprio negli ospedali?
Sono preoccupato perché ogni anno, nei
mesi invernali, muoiono 11mila persone per polmonite batterica, eppure nessuno
ci ha mai ordinato di restare a casa, nemmeno Fiorello. Al tempo stesso, il
Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro il 13 marzo ha ammesso in una conferenza stampa
che, su 1.266 deceduti a quella data, solo 2 (!) non presentavano altre
patologie oltre al Coronavirus, mentre quasi il 50% degli altri aveva due o
tre malattie croniche pregresse. Siamo certi che il triste bollettino dei
caduti, che viene pubblicato ogni sera prima di cena, sia un valido contributo
alla fredda logica dei numeri con cui vengono prese le decisioni dal Palazzo?
Sono preoccupato perché solo ora si è
deciso di potenziare la Sanità, approntare reparti di emergenza, assumere
nuovo personale – che in realtà serve solo a tamponare il salasso di medici e
infermieri costretti alla quarantena – dopo che, negli ultimi dieci anni, sono
stati decurtati alla Sanità circa 132 miliardi. Con quei soldi avremmo potuto
costruire 500 nuovi ospedali!
Sono preoccupato perché, negli Anni
’90, avevamo 7 posti di degenza ogni 1.000 abitanti. Oggi ne abbiamo meno della
metà. La media europea è di 5. La Germania ne ha 8; e 28mila posti di terapia intensiva,
mentre noi solo 5mila. Questo semplice dato ci costringe a rinchiuderci nelle
case come misura precauzionale, nella speranza che si possa evitare, in questo
modo, di mandare il sistema sanitario al collasso. Un collasso che, in ogni
caso, con questi tassi di diffusione del virus appare inevitabile. Fortunato
chi si è già ammalato e sta guarendo.
Sono preoccupato perché, sui nostri
social, si sta promuovendo la caccia all’untore: il camminatore solitario,
l’uomo senza mascherina! Contro di lui si incoraggiano sassaiole dai balconi. È
chi sta fuori il colpevole, se tutti gli altri devono restare dentro. Il
monatto che, con le sue suole infette, costringe il Comune a sanificare il
selciato, il culo contagioso che attaccherà il virus alla mia panchina
preferita, alla quale non mi è concesso tornare. Il suo fiato appesta l’aria
del mio quartiere: va fotografato, dileggiato pubblicamente, sputato e
denunciato ai Carabinieri, tra le ovazioni della folla che, in tempi non
sospetti, già volle libero Barabba lo zelota. I castigatori da tastiera, che
tanto temono il contagio all’aria aperta, ligi al dovere che impone il proprio
confinamento, si crogiolano nella consapevolezza di essere dalla parte dei
giusti, ovvero della maggioranza, quella che meritoriamente non mette il naso
fuori di casa neanche per fare la spesa, perché preferisce affidarsi alle tante
compagnie di food-delivery per farsela recapitare a domicilio. Le stesse compagnie
che utilizzano per questo servizio stranieri malpagati che bivaccano sulle
piazze delle nostre stazioni nell’attesa che arrivi l’ordine. Stranieri che con
la misera paga del cottimo sono costretti a dividere un sottoscala in quindici
e non hanno certo la capacità economica di comprarsi una mascherina a 60 euro.
Ce la vedo solo io una sottile incongruenza?
Sono preoccupato perché è stato
bloccato il Paese in un momento di recessione, il che ci costerà – secondo le
ultime stime di Oxford Economics – almeno 3 punti di PIL, pari a 60 miliardi di
dollari. Non sarebbe stato meglio investire parte di quei soldi nel potenziare
da subito – ovvero dall’annuncio dell’epidemia in Cina – i reparti di terapia
intensiva, assumere nuovo personale, costruire strutture d’emergenza e attuare
sistemi di protezione per le fasce più esposte della popolazione (creando così
una spirale economica virtuosa!) anziché portare il paese a una recessione di
dimensioni post-belliche? Quanto ci costerà questa strategia, quando
l’epidemia sarà passata, in termini di vite umane distrutte a causa della
disoccupazione, dei debiti, della fame? Qualcuno ipotizza già che, nel mondo,
25 milioni di persone perderanno il lavoro alla fine di tutto questo…
Sono preoccupato perché, mentre il
nostro paese sta affrontando l’emergenza si sarebbe dovuto votare, in un Parlamento
decimato dalle quarantene volontarie, la ratifica del MES, il Meccanismo
Europeo di Stabilità: una sorta di assicurazione contro il rischio di default
tra i paesi dell’Unione, che l’Italia ha già finanziato per 58 miliardi e alla
quale, paradossalmente, non ha i requisiti per potervi accedere. Ma quando
finalmente usciremo da questa emergenza, con il debito pubblico che sarà
esploso e il nostro PIL azzerato, ricorrere al MES sarà un passaggio obbligato
e questo vorrà dire che l’Europa ci ridarà indietro parte dei nostri soldi ma
chiedendoci gli interessi: aumentando così il nostro debito e obbligandoci a
privatizzare beni e servizi pubblici, a massacrare ancora i pensionati, a
tagliare ulteriormente la sanità… e via col sirtaki.
Sono preoccupato perché si chiudono
scuole, biblioteche, teatri, cinema, ristoranti… ma non si chiude la Borsa!
La Consob ha lasciato per giorni che i soliti speculatori – per lo più
internazionali – si arricchissero sulle disgrazie italiane e si è decisa
finalmente a vietare almeno le vendite allo scoperto solo dopo il tracollo
record di 17 punti di giovedì 12 marzo. A chi è convenuto tutto ciò? Segui il
denaro e troverai il colpevole…
Sono preoccupato che questa epidemia
possa essere molto utile per mascherare l’imminente collasso provocato da una
politica economica che, sostanzialmente, è rimasta immutata dalla crisi del
2008 e che, in mercati azionari pompati dalla liquidità concessa a più riprese
dalle Banche Centrali, ha portato il valore delle principali aziende quotate in
Borsa a 3,6 volte il loro fatturato. Nel 2000, quando scoppiò la bolla delle
dot.com (che venne poi superata grazie all’invasione dell’Afghanistan e
dell’Iraq dopo l’11 settembre) la differenza tra quotazione e fatturato delle
principali aziende del Nuovo Mercato era solo la metà. Questa epidemia è come
una guerra: servirà ad azzerare e ricostruire, per continuare a crescere
camminando sui cadaveri e le macerie fino alla prossima catastrofe.
Sono preoccupato perché ho
l’impressione che chi gestisce la Cosa Pubblica a qualsiasi livello, dal Primo
Ministro al sindaco del più piccolo comune d’Italia, non assuma le decisioni
più giuste e sensate ma piuttosto quelle più funzionali a consolidare il suo
scranno, affinché non si possa dire un giorno che non abbia fatto “tutto quanto
fosse stato necessario e anche di più”. La chiusura generalizzata di parchi e
giardini va in questa direzione: è insensata ma utile a pararsi il culo.
Chiudere i parchi per evitare assembramenti all’aria aperta ha la stessa
cogenza ontologica della proposta di tagliare gli alberi per evitare gli
incendi, avanzata da George W. Bush tempo fa, o della brillante iniziativa del
Sindaco-sceriffo di Treviso Gentilini, che fece togliere le panchine dai giardinetti
per evitare bivacchi di extracomunitari. Vigilare ed eventualmente disperdere
– cosa che possono fare agevolmente due pittoreschi agenti a cavallo – non
sarebbe stato più funzionale allo scopo, anziché chiudere gli unici polmoni che
permettono, in città come Roma o Milano, di ossigenare un apparato respiratorio
minacciato dal terribile flagello, permettere agli anziani di sintetizzare un
po’ di vitamina D e consentire quel minimo di attività fisica necessaria a
mantenere efficiente il proprio sistema immunitario?
Sono preoccupato perché vedo le Forze
dell’Ordine applicare in modo restrittivo e arbitrario le ordinanze, intimando
surrettiziamente un coprifuoco mai ufficialmente dichiarato e brandendo la
legge marziale di un decreto mal interpretato che non vieta affatto di poter
passeggiare, correre, pedalare e addirittura nuotare, purché in solitaria.
Abbiamo visto tutti il poliziotto che intima a un povero vecchio di tornarsene
subito a casa, negandogli il conforto di qualche raggio di sole su una
panchina solitaria. Abbiamo visto anche la motovedetta della Capitaneria
incrociare quell’irresponsabile che aveva deciso di prendere il largo con la
sua canoa, approfittando di un mare invitante e bellissimo. Si teme forse il
contagio del “cattivo” esempio? Chi mai avrebbero potuto infettare, soli e
all’aria aperta? Vieteranno anche di prendere il sole sul terrazzo o in
giardino (a chi ha la fortuna di averlo)? E, come se non bastasse, invochiamo
l’esercito nelle strade…
Sono preoccupato perché l’invito a
restare a casa da parte di affabili testimonial reclusi in loft
terrazzatissimi possa scatenare una caccia alle streghe contro coloro che, a
buon diritto, cercano la sporadica evasione solitaria, con guanti e mascherina,
dal sovraffollamento del bilocale con angolo cottura e servizietto. Mi hanno
raccontato di vecchie incattivite dalla paura che hanno denunciato mamme con
passeggino uscite a far prendere una boccata d’aria al pupo. Quanto potremo
resistere alle restrizioni dell’emergenza se non ci è concessa la responsabile
elasticità del buon senso?
Sono preoccupato perché non so chi ci
salverà dal confinamento in città costosissime nelle quali ci siamo trasferiti,
in fondo, solo per lavorare e che, avendo perso il lavoro a causa della
serrata, non ci possiamo più permettere di abitare.
Sono preoccupato perché a un’emergenza
nuova cerchiamo di rispondere con le solite vecchie facce. Bertolaso, De
Gennaro: questi sono i nomi proposti da Renzi e Salvini per il
super-commissario con super-poteri che ci possa traghettare fuori
dall’epidemia. Gianni De Gennaro, il funzionario al quale dobbiamo
l’integerrima gestione del G8 di Genova del 2001… Guido Bertolaso, il Capo
della Protezione Civile al quale dobbiamo l’efficiente e rapida ricostruzione
dopo il terremoto dell’Aquila. Veramente pensiamo di sconfiggere il virus con
l’omeopatia, come sta facendo la Regione Lombardia?
Sono preoccupato perché incontro ogni
giorno in Metropolitana ragazzi giovani e in ottima salute dotati di
mascherine FFP3, quelle introvabili e stilosissime. Allo stesso tempo, ho
notizie di medici che, pur avendo a che fare ogni giorno con pazienti
potenzialmente infetti, non hanno a disposizione alcun dispositivo di prevenzione
perché lavorano in reparti, come la radiologia, che non sono considerati di
prima linea. Non si era detto di lasciare le mascherine a chi ne ha veramente
bisogno? Non sarebbe il caso di smantellare subito questo mercato parallelo?
Sono preoccupato perché gli unici che
ci sono venuti in soccorso, vendendoci mascherine e respiratori polmonari,
sono stati proprio i cinesi, gli stessi che accusavamo di essere degli untori
di merda, mentre i nostri cari alleati, fratelli di un’Europa Unita e Solidale
in nome delle comuni radici cristiane, hanno subito bloccato le esportazioni.
Il motto oramai superato In varietate
concordia sul frontespizio della Costituzione Europea dovrebbe essere
sostituito con Mors tua vita mea.
Sono preoccupato soprattutto perché questa epidemia sta mostrando in maniera
lampante tutti i limiti e le nefandezze di questa Unione.
Sono preoccupato per il canto
monocorde dell’informazione, che si è intonata subito all’allarme scomposto
dei primi giorni e al ridimensionamento dei toni nei giorni successivi, per poi
tornare di nuovo a scatenare il panico con gli inutili bollettini di guerra
quotidiani, in un su-e-giù emotivo che non ha certo contribuito a informare
con chiarezza i cittadini su rischi e rimedi. In tutto questo, le migliori
penne del nostro paese si sono dimenticate di informarci che il portavoce del
Ministero degli Esteri cinese, Zhao
Lijian, ha accusato gli Stati Uniti di non essere stati trasparenti
sull’origine del virus, citando l’audizione al Congresso di Robert Redfield, il direttore del CDC
(Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie), il quale l’11 marzo
scorso non ha potuto escludere che alcuni decessi per influenza sul territorio
americano siano potuti essere causati, in realtà, dal Covid-19. L’accusa ventilata dal portavoce
cinese è che sia stato l’Esercito Americano a propagare il virus nel mondo, e
questo accade mentre in Europa si sta organizzando la più grande esercitazione
NATO dai tempi della Guerra Fredda, con 20mila soldati in arrivo dagli USA…
senza mascherine.
Sono preoccupato perché
l’esercitazione Defender Europe 2020, che malgrado tutto si svolgerà da aprile
a maggio lungo quella che una volta era la Cortina di Ferro (Germania, Polonia,
Lituania, Estonia, Lettonia), nella pervicace determinazione dei generali ad
andare avanti lo stesso in un’Europa che dovrebbe piuttosto difendersi dal
virus, appare come una evidente provocazione alla Russia. E questo accade
proprio quando la Cina è in crisi, una nuova ondata di migranti siriani spinge
dai Balcani, le borse sono in picchiata, e il prezzo del petrolio è ai minimi
storici, cosa che potrebbe portare a una crisi energetica. Come direbbe Totò,
“sono troppe coincidenze che coincidono!”
Sono preoccupato perché l’impulso allo
smart-working, dovuto all’emergenza, possa sdoganare con ancor più rapidità
l’adozione del 5G, l’Internet delle Cose, che utilizza micro-frequenze delle
quali non conosciamo ancora bene gli effetti sul nostro organismo. Sono anche
preoccupato che la scampata epidemia possa, in breve tempo, portare a un’indiscriminata
vaccinazione di massa, magari subordinando a essa, come accade già in alcuni
paesi, il rinnovo di patente o passaporto.
Sono preoccupato perché, ancora una
volta, si è scelta la paura piuttosto che la riflessione. Tutto sembra
spingerci verso l’esasperazione dell’individualismo, verso la delazione del
diverso, verso la diffidenza, verso il solipsismo. I nostri smartphone sono
l’unica finestra che abbiamo aperta sul mondo: siamo chiusi nelle nostre case,
siamo chiusi nei nostri confini. Dipendiamo da un algoritmo.
Sono preoccupato perché vedo smarrito
il buon senso e una visione in prospettiva, anche tra le persone alle quali
mi sento più affine, appiattite sul senso comune che nasce da una paura
esogena. Stiamo perdendo l’opportunità di una riflessione più profonda e costruttiva,
in questa congiuntura di drastica riduzione dei nostri diritti civili e
costituzionali, che probabilmente recupereremo solo in parte, secondo il
celebre assioma di Mario Monti che insegna come le cessioni di sovranità, in
tempo di crisi, non siano pienamente reversibili. Lo abbiamo visto già nel
2001: la rinuncia alla privacy e a parte delle nostre libertà in cambio di
maggiore sicurezza, sotto l’ipotetica minaccia del terrorismo islamico, è
diventata la normalità. Ci sono persone a Guantanamo che aspettano ancora di
essere processate. Mentre gli iracheni hanno perso la speranza di riavere
indietro la propria sovranità nazionale.
La mia preoccupazione è che da questa
epidemia ne usciremo peggiorati e già assuefatti a un Nuovo Ordine Mondiale,
che non ci sarà imposto dai Savi di Sion ma dalle nostre stesse, ottenebrate,
coscienze.
Insomma, tutto mi preoccupa tranne il
contagio.
Ma chi mi conosce lo sa: io sono un
inguaribile ottimista.
(Milano, 15 marzo 2020)
***
Tanto
tempo fa, prima dell’inizio della nostra storia, l’uomo vagava sulla Terra in
posizione eretta, sì, ma a piedi nudi. Difficile e doloroso era per lui
arrampicarsi sulle cime aguzze delle rocce, attraversare il deserto infuocato o
correre tra i rovi del sottobosco. Per quanto le cicatrici rendessero sempre
più coriacea e resistente la pelle dei suoi piedi, l’antico uomo non riusciva a
smettere di pensare che una soluzione andasse assolutamente trovata per quello
che era diventato il primo e più impellente dei suoi problemi. Così venne
indetto il Consiglio dei Saggi, nel quale gli anziani che erano considerati i
più eruditi del loro tempo si davano consesso dai quattro angoli del mondo.
Parlò il primo sapiente, che veniva dal Deserto: “Ciascuno di noi potrebbe
bagnare con acqua di sorgente il cammino davanti a sé. La terra, quando si
bagna, diventa morbida e fresca!”; ma la sua proposta venne criticata dal
Saggio della Montagna. “Bisognerà, piuttosto, smussare ogni pietra appuntita
che incontreremo sulla nostra strada!”, suggerì quest’ultimo; ma la sua idea
venne superata in ambizione dal Saggio della Foresta: “Tutti sanno che il
cuoio, quando è ben conciato, diventa morbido e resistente. Propongo di
ricoprire con esso tutta la Terra!” Gli applausi scroscianti che accolsero la
sua proposta superarono a mala pena la risata, per quanto sommessa, dell’ultimo
e più anziano dei Quattro Saggi, che veniva dalla lontana Terra dei Ghiacci. “A
cosa si deve il tuo sarcasmo?”, chiese il Saggio della Foresta. E il Vecchio
dei Ghiacci parlò: “È compito assai arduo ricoprire di cuoio il mondo, quanto
tempo ci occorrerà?” Ma da qualche parte bisognerà pur cominciare! esclamarono
in coro gli altri tre saggi. “E se invece di foderare il Mondo”, continuò il
vegliardo “ricoprissimo di cuoio solo i nostri piedi? È sufficiente che ogni
uomo sulla Terra faccia questo, e sarà come camminare su una grande palla di
cuoio!”. L’antico uomo imparò così che, con l’impegno di ciascuno, è pur
possibile cambiare il mondo.